IL RUOLO DELL’IT NELLA TRANSIZIONE SOSTENIBILE

Con il termine “transizione sostenibile” si indica il passaggio dai modelli di business tradizionali, orientati al solo profitto, a modelli che mirano anche e soprattutto alla salvaguardia del pianeta, al rispetto degli individui, alla gestione virtuosa delle società stesse. L’acronimo che designa questi tre importanti ambiti è ESG, che sta per Environment, Social, e Governance, i tre pilastri della sostenibilità, i tre fattori fondamentali sui quali agire per instaurare un modello di gestione delle aziende che sia effettivamente sostenibile.


Entro pochi anni tutte le aziende, per essere competitive e restare sul mercato, dovranno necessariamente essere trasparenti sul livello di sostenibilità del proprio modello di gestione e, con tutta probabilità, saranno obbligate a redigere un bilancio di sostenibilità pubblico, riportando, secondo modelli condivisi, gli impatti delle proprie attività dal punto di vista ambientale, sociale, della governance.

Che ruolo ha l’information technology nell’impostazione di un paradigma sostenibile in azienda?

L’IT è un veicolo cardine della transizione sostenibile: le tecnologie informatiche, sempre più sofisticate, portano a performance sempre migliori dei sistemi fisici e digitali, e quindi in generale, rendono le aziende sempre più sostenibili, riducendo gli sprechi, migliorando le condizioni di lavoro, consentendo una gestione più corretta. 

DA QUI AL 2030, Paradossalmente, pur in presenza di una espansione dei dispositivi informatici, i consumi e le emissioni potrebbero diminuire.

Partiamo dall’ambito più intuitivo, ovvero quello dei consumi energetici dei dispositivi: oggi, tutta l’informatica del mondo, dai computer ai datacenter, agli wearable e ai dispositivi connessi, consuma il 3% dell’energia elettrica globale e contribuisce per la stessa percentuale alle emissioni Co2. Nel 2030, in assenza di efficientamenti nei sistemi informatici, a causa dell’aumento nella diffusione di dispositivi stessi, si passerà dal 3 al 20%. L’information technology potrebbe pertanto diventare un vero e proprio buco nero di consumi energetici e di emissioni, causando danni gravissimi per il nostro pianeta. Ma l’informatica è anche uno dei settori più virtuosi da questo punto di vista: sta compiendo enormi progressi in termini di efficientamento delle macchine che quindi consumeranno sempre meno elettricità a parità di output. L’IT è il settore che più rapidamente sta concretizzando la transizione sostenibile e sarà quindi in grado di contenere se non di invertire la crescita di consumi ed emissioni prevista per il 2030: paradossalmente, pur in presenza di una espansione dei dispositivi informatici, i consumi e le emissioni potrebbero diminuire.


Per quanto riguarda lo smaltimento dei dispositivi informatici, è noto che si tratta di un aspetto problematico, ma sempre di più nascono società specializzate nel recupero dei materiali preziosi che si trovano al loro interno. Come è altrettanto noto, i giganti dell’informatica come Microsoft, Dell e Google hanno messo in piedi dei piani massivi proprio per affrontare il problema dell’e-trash a livello globale con l’obiettivo ambizioso di far raggiungere entro il 2030 lo zero waste a questo settore.

Ma il grande contributo dell’information technology non sta tanto nei dispositivi quanto nel valore delle informazioni. Con pochissime eccezioni, per le aziende e le organizzazioni pubbliche, l’operatività del business è raccontata dai dati. I dati raccontano il modo in cui le materie prime diventano prodotti finiti, come avvengono gli spostamenti delle persone nelle nostre città e delle merci da e per gli stabilimenti, riguardano ogni aspetto su come le aziende funzionano e le persone interagiscono. In sintesi, i dati spiegano come produciamo, come ci spostiamo, come consumiamo e ci permettono già oggi - e sempre di più in futuro lo faranno - di aumentare l’efficienza della nostra società e di assumere atteggiamenti sostenibili. Ed è proprio con i dati che possiamo fare la differenza per la salvaguardia del nostro pianeta, delle nostre aziende e della nostra società.

Qualsiasi strumento informatico, dall’impianto produttivo di stabilimento agli wearable, genera in continuazione dati, innumerevoli e in continuo amento. Nel 2025 i dati saranno talmente tanti che sarà quasi impossibile quantificali: al momento quelli a livello globale per quell’anno sono 170 zettabyte.  

I dati spiegano come produciamo, come ci spostiamo, come consumiamo e l’AI ci permette di aumentare l’efficienza della nostra organizzazione sociale e di assumere atteggiamenti sostenibili.

Come possiamo utilizzare questo enorme patrimonio di informazioni, nello specifico? Naturalmente, possiamo analizzarli per capire quali sono gli aspetti dei nostri comportamenti più dannosi per l’ambiente, e quindi scoprire dove agire per ridurre le emissioni e l’impatto ambientale delle nostre azioni. Come si intuisce, la quantità di dati da gestire è così ingente che abbiamo a nostra volta bisogno di un aiuto. E a offrircelo è l’intelligenza artificiale.


L’intelligenza artificiale, forte della sua enorme potenza di calcolo, capace di esaminare in pochi secondi enormi quantità di dati, testi, informazioni in ogni forma, utilizzando algoritmi opportunamente costruiti, ci aiuta a trovare le soluzioni ai nostri problemi di sostenibilità, in qualsiasi campo, dalla produzione alla logistica, e in qualsiasi settore, dal medicale all’alimentare. Non dimentichiamo il ruolo centrale giocato dall’AI per creare vaccini efficaci in meno di un anno tra il 2020 e il 2021, indicandoci sui milioni di miliardi di molecole possibili quelle 10 su cui concentrarci. E l’AI progredisce di continuo: solo per fare un esempio se dovesse colpirci oggi un nuovo virus, saremmo in grado di identificare le caratteristiche del vaccino necessario entro le 24 ore successive all’isolamento del suo DNA. L’AI, di fatto, è lo strumento principale per disegnare le organizzazioni per garantire la sostenibilità del nostro mondo.


Tutto ciò detto, è chiaro che l’IT ha un ruolo centrale nella partita della sostenibilità e ogni azienda ha il diritto e il dovere di utilizzarla per modellare il proprio futuro.

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